Social media manager per avvocati e commercialisti.
La gestione social per avvocati, commercialisti e studi professionali di not4sale trasforma le domande che i clienti fanno ogni giorno in contenuti brevi e utili su LinkedIn, Instagram o Facebook. Scegliamo i canali in base ai clienti dello studio, scriviamo con la voce dei professionisti, li facciamo approvare e gestiamo commenti e messaggi senza mai dare pareri in pubblico.
I profili social di molti studi professionali raccontano due storie opposte, entrambe inutili. Nella prima, la pagina Facebook dello studio pubblica gli auguri di Natale, la foto della cena di fine anno e, ogni tanto, il link a una circolare. Nella seconda, qualcuno ha deciso di "fare sul serio" e ricopia ogni giorno notizie fiscali o sentenze riprese dalle testate di settore, identiche a quelle di centinaia di altri studi.
In nessuno dei due casi il potenziale cliente capisce cosa sa fare lo studio meglio degli altri, né perché dovrebbe chiamare proprio voi.
C'è poi un timore che blocca molti professionisti: sbagliare. Un post troppo promozionale, un commento a cui si risponde entrando nel merito, una storia girata in studio con un fascicolo leggibile sullo sfondo. Il rischio deontologico e quello di riservatezza esistono, ma si gestiscono con regole chiare. Senza quelle regole, la scelta più comune è non pubblicare nulla, e lasciare la scena ai colleghi che invece hanno imparato a spiegare il proprio lavoro.
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Clienti e canali
Capiamo se lo studio parla soprattutto a imprese o a privati e scegliamo uno o due canali su cui concentrarci.
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Regole di pubblicazione
Fissiamo per iscritto cosa si pubblica, cosa no e come si rispondono commenti e messaggi privati.
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Interviste ai soci
Ogni mese raccogliamo in mezz'ora con i professionisti i temi caldi e le domande ricevute dai clienti.
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Scrittura e approvazione
Produciamo testi, caroselli e video brevi; ogni contenuto tecnico viene approvato dal professionista che lo firma.
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Report trimestrale
Misuriamo richieste arrivate dai social, visite alle pagine delle materie e crescita del pubblico in target.
Gestione social per avvocati e commercialisti: quali canali scegliere
Si sceglie partendo da chi sono i clienti dello studio, non dalla piattaforma di moda. Il criterio è semplice: dove passano tempo le persone che firmano gli incarichi?
| Clientela | Canale principale | Formati che funzionano |
|---|---|---|
| Imprese e manager | LinkedIn, sui profili dei soci | Post brevi su una novità normativa, caroselli con scadenze, commenti a casi anonimi |
| Privati e famiglie | Instagram e Facebook | Video brevi con una domanda e una risposta, guide in più slide, presentazione delle persone dello studio |
| Partite IVA e giovani professionisti | Instagram, in parte TikTok | Spiegazioni rapide su regimi fiscali, fatturazione, contributi |
| Clientela mista | Un canale principale e uno di supporto | Gli stessi temi adattati, mai copiati identici |
Per molti studi un canale fatto bene vale più di quattro aperti e abbandonati. La pagina dedicata a LinkedIn aziendale approfondisce il canale B2B; qui conta come cambia il lavoro quando a pubblicare è un professionista iscritto a un albo.
Cosa pubblicare: contenuti che dimostrano competenza
Il contenuto migliore per uno studio è la risposta a una domanda che i clienti fanno davvero. Ogni settimana la segreteria e i professionisti ne ricevono decine: sono la miniera da cui partiamo.
- La norma spiegata in un minuto: cosa cambia, per chi, da quando, cosa fare adesso.
- Lo scadenzario del mese, per commercialisti e consulenti del lavoro, con un linguaggio comprensibile a un imprenditore.
- Il caso tipo: una situazione ricorrente, costruita in forma generale, senza nessun elemento che renda riconoscibile un cliente reale.
- Le persone dello studio: chi sono, cosa seguono, perché hanno scelto quella materia. Aiuta il cliente a sapere chi troverà al primo incontro.
- Gli errori da evitare, che sono spesso il formato più salvato e condiviso.
Per i video brevi basta poco: un professionista che parla in modo chiaro, una buona luce, un audio pulito. Se serve un salto di qualità, organizziamo sessioni di video e riprese che coprono il materiale di più mesi.
Deontologia, commenti e messaggi privati
Le regole deontologiche valgono su ogni mezzo, social compresi. Il codice forense, per esempio, disciplina il dovere di corretta informazione qualunque sia lo strumento usato, e vieta di indicare i nomi dei clienti anche con il loro consenso. Anche gli altri ordini chiedono una comunicazione veritiera e decorosa. Non siamo consulenti deontologici e non diamo pareri legali: per i dubbi la fonte è il tuo ordine. Quello che facciamo è tradurre questi principi in regole operative:
- Niente pareri nei commenti. A chi descrive il proprio caso sotto un post si risponde ringraziando e invitando a un contatto diretto con lo studio.
- Niente dettagli sui clienti, nemmeno indiretti: date, luoghi e importi possono bastare a far riconoscere qualcuno.
- Attenzione a cosa si vede: scrivanie, monitor e fascicoli restano fuori dall'inquadratura.
- Sponsorizzate prudenti: le piattaforme come Meta vietano gli annunci che presumono una condizione personale di chi li legge, come difficoltà economiche o vicende giudiziarie. "Stai divorziando?" è un testo da evitare.
I messaggi privati seguono la stessa logica: si raccolgono i dati per fissare un appuntamento, non si consiglia in chat.
Quanto tempo chiede ai professionisti
Poco, ma con regolarità: una mezz'ora al mese per l'intervista e qualche minuto a settimana per approvare i contenuti. Sincronizziamo il calendario con quello dello studio, così nei periodi di scadenze fiscali ti chiediamo il minimo e prepariamo prima i contenuti. Se lo studio preferisce i profili personali dei soci a quello istituzionale, li curiamo come ghostwriter, con la tua approvazione su ogni parola.
Come misuriamo i social di uno studio
Non con i like dei colleghi. Contiamo le richieste che arrivano citando un contenuto, i clic verso le pagine delle materie, le iscrizioni alla newsletter dello studio e quante visite ai profili arrivano da persone nel target, per esempio titolari d'azienda della tua provincia. Lavorando da Cattolica seguiamo studi della Romagna e delle Marche, e da remoto di tutta Italia.
Il metodo generale è descritto nella pagina sulla gestione social media, il contesto del settore in quella sul marketing per studi professionali.
Domandevere.
Un commercialista deve davvero stare su Instagram?
Solo se i suoi clienti ci sono. Per uno studio che lavora con partite IVA giovani, freelance e piccole attività, Instagram è spesso il posto dove nascono le prime domande. Per uno studio che segue società strutturate, LinkedIn rende molto di più. Meglio un canale scelto con criterio che una presenza ovunque senza tempo per curarla.
Chi risponde ai commenti con domande tecniche?
La prima risposta la diamo noi, seguendo un protocollo concordato: si ringrazia, non si entra nel merito e si invita a scrivere o chiamare lo studio. Le domande generali che interessano a molti diventano spunti per nuovi contenuti, scritti con il professionista. Le questioni personali passano subito alla segreteria, fuori dai social.
Possiamo raccontare i casi che abbiamo seguito?
Si possono raccontare situazioni tipiche in forma generale, ricostruite in modo che nessun cliente sia riconoscibile. Per gli avvocati vale anche il divieto di indicare i nomi dei clienti nelle comunicazioni pubbliche, consenso compreso. Evitiamo i toni celebrativi sulle cause vinte: oltre ai rischi deontologici, comunicano una promessa che nessuno studio può mantenere.
Meglio la pagina dello studio o i profili dei soci?
Sui social professionali le persone seguono le persone. I profili dei soci, curati con costanza, raggiungono di solito più pubblico della pagina dello studio, che resta comunque utile come vetrina e punto di riferimento. La combinazione più efficace è quasi sempre questa: contenuti firmati dai professionisti, ripresi e ordinati sulla pagina istituzionale.
Ha senso sponsorizzare i post di uno studio professionale?
A volte sì: per far conoscere un nuovo servizio, una sede o un evento formativo a un pubblico ben definito, come le imprese di una provincia. Va fatto con annunci informativi e senza riferimenti alla situazione personale di chi legge, che le piattaforme non ammettono. Prima di investire conviene comunque avere contenuti organici che funzionano.