Logo per mobilifici e aziende di arredamento: marchio e collezioni.
Un logo per mobilifici e aziende di arredamento deve reggere sul prodotto, nel catalogo, in fiera e nello showroom del rivenditore accanto ad altri marchi. not4sale progetta marchio aziendale, marchi di collezione e identità visiva per produttori di mobili e cucine e per negozi di arredamento, provandoli su placche, cartelle campioni e insegne prima della consegna.
Molti mobilifici hanno ancora il logo nato con l'azienda: il cognome del fondatore, la parola "mobili" e magari un albero stilizzato. Ha una storia, ma non dice nulla dello stile di ciò che produci oggi, e accanto ai marchi dei grandi gruppi sembra quello di un laboratorio.
Negli anni poi si aggiungono le collezioni, ognuna con un nome e un lettering scelto al momento. Il risultato è un catalogo con cinque grafiche diverse, rivenditori che non sanno quale marchio mettere in vetrina e clienti che ricordano il nome del modello ma non quello dell'azienda.
Chi vende al pubblico ha il problema inverso. Lo showroom espone dieci marchi, ognuno con le sue regole e i suoi espositori, e il logo del negozio scompare in mezzo. Il cliente esce dicendo "sono stato a vedere le cucine di quel marchio", senza ricordare dove. Infine c'è il tema della tutela: nomi di collezione usati per anni senza verificare se fossero registrabili, o registrati solo in Italia mentre si vende all'estero.
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Architettura dei marchi
Decidiamo il rapporto tra marchio aziendale, collezioni e linee per il contract: un'unica famiglia, marchi autonomi o collezioni firmate.
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Verifica dei nomi
Prima di affezionarci a un nome, facciamo controllare al tuo consulente in proprietà industriale i marchi simili nelle classi e nei paesi che contano.
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Prove sul prodotto
Proviamo il segno inciso, impresso a fuoco, su placca metallica, su etichetta tessile e sull'interno di un cassetto.
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Prove nello spazio
Lo vediamo su insegna, corner nello showroom del rivenditore, cartella campioni e parete dello stand in fiera.
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Regole per la rete
Consegniamo file e un breve manuale d'uso per rivenditori, agenti e progettisti, con le misure minime.
Logo per mobilifici: dove vive il marchio di chi fa mobili
Il primo criterio per un logo per mobilifici è la varietà di superfici su cui deve comparire. Pochi settori ne hanno così tante:
- Sul prodotto: incisione laser su legno, marchio a fuoco, placca in metallo, etichetta cucita su un divano, adesivo all'interno di un'anta. Spesso piccolo, spesso in un solo colore, a volte a rilievo senza colore.
- Su imballi e documenti di trasporto: il primo contatto fisico del cliente con il prodotto è spesso un cartone in cantiere.
- Su cataloghi, listini e cartelle campioni, che passano di mano tra agente, rivenditore e architetto.
- Nello showroom del rivenditore: corner dedicati, espositori, cartellini delle composizioni, dove il tuo segno sta accanto a quelli dei concorrenti.
- In fiera, dove deve farsi notare da lontano in un padiglione pieno di stand: per questo lo proviamo anche sulla grafica per fiere.
Il metodo con cui progettiamo ogni identità è descritto nella pagina su logo e identità visiva. Qui spieghiamo cosa cambia nell'arredo.
Marchi di collezione: quando servono e quando confondono
Le collezioni sono il modo in cui un produttore di mobili racconta stili diversi. Ma ogni nuovo nome è un marchio da far conoscere, e il budget non si moltiplica. Proponiamo tre modelli, da scegliere in base alla strategia:
| Modello | Come funziona | Quando ha senso |
|---|---|---|
| Marchio unico | Le collezioni sono solo nomi, scritti con il carattere aziendale | Aziende piccole o con uno stile coerente |
| Collezioni firmate | Ogni collezione ha un suo segno, sempre accompagnato dal marchio aziendale | Linee di stile diverso vendute dagli stessi rivenditori |
| Marchi autonomi | Linee con identità propria, legame con l'azienda discreto | Fasce di prezzo o canali che non devono mescolarsi |
Per chi esporta il nome conta quanto il segno: deve essere pronunciabile nelle lingue dei mercati principali e non avere significati imbarazzanti. È un lavoro di naming che conviene fare prima di disegnare, non dopo.
Registrazione e tutela: marchio e design sono due cose diverse
Un logo e un nome di collezione si proteggono con la registrazione del marchio: in Italia presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi, nell'Unione europea presso l'EUIPO, in altri paesi anche con la procedura internazionale gestita dall'OMPI. Nella classificazione internazionale i mobili rientrano nella classe 20, mentre i servizi di vendita al dettaglio stanno nella classe 35: un negozio e un produttore registrano quindi in classi diverse.
La forma di un mobile, invece, non si tutela con il marchio ma con la registrazione di disegni e modelli. Non siamo consulenti in proprietà industriale e non sostituiamo il loro parere: il nostro compito è progettare segni distintivi, evitare quelli troppo simili a marchi esistenti e preparare i file per il deposito.
Il logo dello showroom: farsi ricordare accanto ai marchi che vendi
Un negozio di arredamento ha bisogno di un'identità che non entri in competizione con i marchi esposti, ma che resti in testa al cliente quando torna a casa. Per questo lavoriamo su un sistema sobrio e riconoscibile: un logotipo leggibile da lontano, un colore che faccia da filo conduttore tra insegna, cartellini, preventivi e furgone, e uno stile fotografico coerente per i progetti pubblicati. I marchi dei produttori vanno usati secondo le loro regole, spesso indicate nei contratti di distribuzione, e senza far sembrare il negozio un punto vendita monomarca se non lo è. Anche l'insegna richiede di norma un'autorizzazione del comune: conviene saperlo prima di stamparla.
Per portare la nuova identità su moduli e documenti c'è l'immagine coordinata; per mantenerla coerente nel tempo, le brand guidelines. Il marketing del settore nel suo complesso è descritto nella pagina sull'arredamento, e come raccontare la nuova identità sui social nella pagina sulla gestione social per arredamento.
Domandevere.
Ogni collezione deve avere un proprio logo?
No, e spesso è meglio di no. Un segno per collezione ha senso quando le linee hanno stili, prezzi o canali molto diversi. Negli altri casi basta un nome scritto con il carattere aziendale, così ogni investimento in comunicazione rafforza un solo marchio. Decidiamo il modello prima di disegnare, guardando come vendono i tuoi rivenditori.
Il marchio va registrato anche all'estero?
Se vendi o intendi vendere in altri paesi, conviene valutarlo con un consulente in proprietà industriale. La registrazione italiana vale solo in Italia; quella dell'Unione europea copre tutti gli stati membri; per i paesi extra UE si può estendere la tutela con la procedura internazionale. Meglio pensarci prima di presentare una collezione in una fiera estera.
Come si applica il logo su un mobile senza rovinarne l'estetica?
Con discrezione e con la tecnica giusta per il materiale: incisione o marchio a fuoco sul legno, placca piccola sul metallo, etichetta interna sui tessuti. Progettiamo una versione del segno pensata per queste applicazioni, con spessori adatti e senza dettagli che si perdono. Spesso il posto migliore è nascosto ma facile da trovare, come l'interno di un cassetto.
Abbiamo un mobilificio storico: dobbiamo cambiare logo?
Non per forza. Se il nome è conosciuto da clienti, rivenditori e fornitori, conviene quasi sempre un restyling che mantenga il legame con il marchio storico e lo renda leggibile sulle applicazioni di oggi. Un cambio radicale ha senso quando cambiano proprietà, prodotto o mercati, ed è bene accompagnarlo con una comunicazione ai rivenditori.
Uno showroom che vende marchi famosi ha bisogno di un logo curato?
Sì, proprio per questo. Il cliente visita più negozi che espongono gli stessi marchi, e alla fine sceglie quello di cui si ricorda e di cui si fida. Un'identità chiara sull'insegna, sui preventivi e sui social ti fa riconoscere come lo studio che progetta, non come uno dei tanti punti vendita.
Da cosa dipende il costo del progetto?
Dal numero di marchi da progettare, cioè azienda più eventuali collezioni, dal fatto che si tratti di un restyling o di un'identità nuova, dalle applicazioni da provare (prodotto, imballi, fiera, showroom) e dai materiali da consegnare alla rete. Il calcolatore su /preventivo ti dà un primo ordine di grandezza.